Di sera la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie.
La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano (via un-ragazzo-da-parete)

(Fonte: un-ragazzo-da-parete)

Ho voglia di strapparti i collant, ho voglia di fumarti negli occhi. Ho voglia di ubriacarmi con le tue labbra e qualche bicchiere di champagne. Ho voglia di farmi sporcare i vestiti dal tuo rossetto, e che l’odore del tuo balsamo resti appiccicato a tutti i miei maglioni. Ho voglia di tutto, e forse è decisamente troppo.
When I pronounce the word Future,
the first syllable already belongs to the past.
-
When I pronounce the word Silence,
I destroy it.

Wislawa Szymborska, Poems New and Collected  (via emilybaudelaire)

(Fonte: quoted-books)

Stavi leggendo Byron. Hai sottolineato i passi che sembrano concordare meglio col tuo carattere. Trovo segnate tutte le frasi che alludono a una natura sardonica, ma appassionata; l’impetuosità di una falena che si avventa contro il vetro. Mentre con la matita sottolineavi hai pensato: “Anch’io mi tolgo il mantello così. Anch’io schiocco le dita in faccia al destino”. Ma Byron non faceva il tè come te, che riempi così tanto la teiera che quando ci metti sopra il tappo, il tè trabocca. C’è una pozza marrone sul tavolo - il tè si versa tra le carte e tra i libri. Ora la asciughi, goffamente, col fazzoletto. Poi ti rimetti il fazzoletto in tasca - no, così non sei più Byron, ora sei tu. Sei così tu, che se ti penserò tra vent’anni, quando saremo entrambi famosi, malati di gotta e insopportabili, sarà per questa scena; e se sarai morto, piangerò. Una volta eri un giovane alla Tolstoj, ora sei un giovane alla Byron. Forse sarai un giovane alla Meredith, andrai a Parigi per Pasqua e tornerai indossando una cravatta nera come un qualunque francese odioso di cui nessuno ha mai sentito parlare. Allora ti lascerò perdere.
Virginia Woolf, Le onde  (via emilybaudelaire)

(Fonte: consquisiteparole)